Fondazione Gaetano Morelli
Centro per lo studio del diritto processuale internazionale e del
diritto processuale civile internazionale


Francesco Capotorti, MORELLI E L'UNIVERSITA ITALIANA

Commemorazione del Prof. Morelli al convegno di Crotone del 1995 su il ruolo del giudice internazionale nell'evoluzione del diritto internazionale e comunitario.

1 - Sulla data precisa alla quale risale la mia conoscenza del Professor Gaetano Morelli mi sono inutilmente sforzato di far piena luce nella mia memoria. Sostenni l'esame di diritto internazionale nell'Università di Napoli alla fine di ottobre del 1944, ma la firma sul mio libretto (che tuttora conservo) non risulta apposta dal Professore, sebbene egli fosse allora titolare dell'insegnamento di diritto internazionale nella Facoltà giuridica napoletana. La cosa si spiega a causa delle vicende travagliate di quel terribile periodo: la possibilità di raggiungere Napoli dalla città di Roma, dove la famiglia Morelli abitava, era già stata seriamente ostacolata dalle sorti della guerra, che si avvicinava allora tragicamente al suo epilogo. Perciò soltanto nell'anno successivo - il 1945 - potei frequentare il corso di lezioni da lui impartito; ma frattanto avevo cominciato a preparare la mia tesi di laurea, sull'argomento dell'occupazione nel diritto di guerra che avevo proposto al Professore, e che Egli aveva accettato. Nello stesso anno 1945, anche a causa della tesi, nonché delle esercitazioni che avevano avuto puntuale inizio, le occasioni di frequentare il mio Maestro si erano moltiplicate. Ricordo in particolare una esercitazione sulla natura della consuetudine, con un'analisi dei diversi punti di vista sostenuti in dottrina, che a Lui piacque. Appresi cosi a conoscerlo meglio ed i contatti - sia personali che epistolari - sarebbero poi rimasti regolari ed intensi, nel corso di quasi nove lustri fino al 27 maggio del 1989, data della sua scomparsa.

2 - Penso di essere stato chiamato, oggi, a parlare del mio amatissimo Maestro anzitutto per dirvi che cosa Egli ha rappresentato per l'Università italiana, e quindi per i compiti di insegnamento e di promozione della scienza, ai quali questa istituzione è consacrata. Una prima considerazione, di carattere generate, va premessa all'analisi che mi propongo di fare: l'Università, in quanto centro di studi dotato di autonomia, è fatta essenzialmente di coloro che la compongono e vi lavorano a titolo permanente, cioè in sostanza dei suoi Professori. Nella misura in cui questi hanno il senso del dovere che si sono impegnati a svolgere, ossia nella misura in cui avvertono la responsabilità della loro carica e la necessità di anteporla a qualsiasi altro lavoro, anzi di interpretare la loro professione come il solo lavoro al quale ci si senta intimamente e quindi molto fortemente legati, l'Università funziona bene e progredisce. Se i professori pensano invece soltanto di fruire di un premio che ciascuno ha meritato e si sentono liberi di .spendere meglio i loro talenti in attività più remunerative, centellinando il tempo e risparmiando le loro energie, quando si tratta di insegnare e di studiare, l'Università non può non avvertirne le conseguenze: essa è condannata a deperire.

Il prof. Gaetano Morelli presentava tutte le caratteristiche di chi suole essere indicato come "un gentiluomo di altri tempi": dove la parola "gentiluomo", è lungi dal riflettere una valutazione di categoria sociale o di censo vuol significare soprattutto una caratteristica di innata finezza, di temperamento naturalmente gentile, mentre il rinvio ad altri tempi allude ad un'epoca della quale si favoleggia, senza doverla collocare in un preciso periodo, soltanto perché si ha rimpianto e nostalgia per tutto quello che non è volgare, e al contrario dimostra un notevole grado di resistenza all'imbarbarimento dei costumi. Fisicamente, il Professore era asciutto ed elegante; poteva essere scambiato per un tipo anglosassone. Moralmente, lo si poteva definire severo: ossia non incline a trovare attenuanti per i contegni scorretti, o per gli atteggiamenti poco rispettosi delle regole. Ma la sua severità non faceva ostacolo ad una grande ricchezza di sentimenti, che egli manifestava in particolare nell'ambito della famiglia e dei suoi allievi.
Sulla possibilità che un carattere apparentemente severo lasciasse spazio all'esplicazione di un temperamento affettuoso, voglio ora far cenno di un episodio, che mi sembra sia degno di ricordo. Ero candidato all'esame di libera docenza del 1951: un esame, a quel tempo, non facile. Quando si seppe che io ero nel numero degli ammessi alle prove orali, una prima gradita sorpresa fu quella di ricevere una telefonata del prof. Morelli, il quale mi invitava a profittare della sua ricca biblioteca, dove avrei potuto recarmi il mattino seguente. Là avrei avuto le migliori possibilità di preparare la mia lezione, di cui rammento il tema: la giurisdizione obbligatoria della Corte di giustizia delle Nazioni unite, secondo art. 36, n. 2, dello Statuto della medesima. Infatti mi recai, alle nove, al ben noto indirizzo di Via Lucrezio Caro 67. Ma una seconda e più lusinghiera sorpresa mi attendeva: quando giunse l'ora del pranzo, fu lo stesso Professore a distogliermi dalle carte fra cui mi ero volontariamente appartato, invitandomi a dividere il pasto con lui, e con la Madre che allora con lui viveva. In questo invito c'era una prova di fiducia, anzi di stima: il Maestro era sicuro che il suo gesto non sarebbe stato inteso come una tacita promessa di appoggio per la prova che mi attendeva, ma, sapeva che io sarei stato in grado di intendere che la sua obiettività sarebbe rimasta inalterata, e al tempo stesso sarebbe rimasto invariato il mio rispetto per lui.

3 - Va ora rivolta l'attenzione alle qualità professionali del prof. Morelli, cioè ai caratteri che più direttamente si esprimevano nella sua attività di docente universitario. Ricordo in primo luogo la eccezionale lucidità della sua mente: una mente di sottile giurista, che era abituata a selezionare i fatti disponendoli in categorie logiche e sceverandone gli elementi a seconda della loro natura. A questa dote è da accostare subito la capacità non comune di lavoro, e trattandosi di alto lavoro intellettuale, esso veniva reso possibile dal concorso di due elementi: un'attitudine sistematica la quale si avvertiva in tutti i suoi scritti, ed uno scrupoloso rigore delle argomentazioni.

Ancora oggi, se qualcuno mi chiede i motivi per i quali continuo a suggerire agli studenti, per la preparazione dell'esame, di usare le Nozioni del Professor Morelli - sebbene sia un libro la cui ultima edizione è del 1967 - rispondo con certezza che nessun testo successivamente apparso può eguagliare quello morelliano, dal punto di vista dell'ordine sistematico e della esattezza del linguaggio, la quale è indice di assoluto rigore. E' mia abitudine ripetere, a proposito di quest'opera, l'osservazione seguente: che anche quando chi se ne serve ha una conoscenza approssimativa della materia, si rende presto conto di avere a sua disposizione una serie di preziosi punti di riferimento, tali da facilitare l'orientamento e da consentire la soluzione di qualsiasi problema che successivamente si tratti di affrontare.

Due altri aspetti del carattere del prof. Morelli, che possono egualmente includersi fra le sue qualità professionali, consistevano nell'indipendenza delle sue valutazioni e nell'abitudine di rispettare pienamente la libertà altrui. La vita di un maestro implica ripetutamente la necessità di valutare i comportamenti - quelli degli studenti, degli allievi, dei cultori della stessa disciplina -: ciò richiede una profonda dirittura morale, un colpo d'occhio sicuro, un costante interesse per ogni genere di nuovo problema, una inesauribile pazienza ed insieme una modestia capace di mantenere sempre viva la vigilanza critica (che genera il benefico senso del dubbio) circa i risultati di ogni valutazione. Ho detto in tal modo come debba presentarsi ed agire un vero maestro: ho detto al tempo stesso in che modo si presentava ed agiva il prof. Morelli. Nell'occasione, ripetuta fino a diventare banale, degli esami universitari - ai quali potetti assistere per anni accanto a lui - non ricordo un solo caso in cui Egli avesse manifestato impazienza, o profittato del colloquio con lo studente per fare avvertire la sua superiorità; non un solo caso in cui avesse derogato al principio della correttezza più assoluta o messo volontariamente il candidato in difficoltà. D'altra parte il rispetto dimostrato verso lo studente veniva di solito ricambiato: è ben difficile che, quando si instaura e si mantiene un clima di reciproco rispetto, la lesione di tale clima si debba alla colpa di chi viene definito con linguaggio giuridico la "parte debole".

Ho detto che le valutazioni di un maestro devono essere indipendenti: cioè non devono esser turbate da fattori estranei alla prova di cui si tratta, nè dalla convinzione di avere un debito da pagare. L'indipendenza può facilmente esser messa a rischio dalla prospettiva di un vantaggio, che un contegno diverso può assicurare o facilitare. Anche sulle dimostrazioni che ho avuto, dello spirito indipendente in cui assumeva le sue decisioni il prof. Morelli, ho un piccolo episodio da raccontare. Nell'imminenza della mia vittoria nel concorso a cattedra, avevo volentieri accettato un incarico di insegnamento a Messina, da cui traspariva implicitamente la favorevole disposizione a chiamarmi in quella Università. Senonché la liberazione del posto di ruolo che mi sarebbe stato destinato dipendeva dal trasferimento in altra sede di un ordinario messinese, e questo trasferimento, implicando un cambiamento di materia, richiedeva a sua volta il consenso del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione. Del Consiglio era membro influente il prof. Morelli. Questi però non ritenne, giustamente geloso com'era della sua indipendenza di valutazione, di potersi schierare a fianco di chi favoriva il trasferimento. Risultato: il voto del Consiglio fu negativo ed il posto di ruolo a Messina rimase di conseguenza bloccato. Sfumò in tal modo la mia illusione di un inizio di carriera siciliana, ma ebbi un motivo in più per ammirare l'assoluta libertà di giudizio del mio Maestro.
Ho anche detto che un autentico maestro è caratterizzato dal rispetto della libertà altrui: e s'intende, della liberta scientifica prima di tutto. La nostra vita universitaria a intristita - forse direi meglio: è stata sempre intristita - dal miserando spettacolo di professori, talora anche autorevoli e validi sul terreno delle idee, i quali esigono di essere favorevolmente citati dai rispettivi allievi e fanno dipendere il loro progresso in carriera dalla quantità degli apprezzamenti con cui gli allievi medesimi contribuiscono alla fama del Maestro. In verità, qualora non avessi tanti altri e numerosi motivi di riconoscenza nei confronti del mio Maestro, gli sarei grato per questa buona ragione: per avermi insegnato col suo esempio come si possa giungere ad un livello altissimo di considerazione restando costantemente rispettosi delle idee che altri studiosi esprimono, anche e soprattutto se esse non coincidono con quelle da cui si è partiti.

4 - Sulle tappe dell'operosa vita del prof. Gaetano Morelli, già si è soffermato - con una ammirazione cosi affettuosa da doversi dire partecipe, e non solo riverente - l'altro e più giovane allievo del Maestro, che ha l'orgoglio di esserne continuatore insieme a Vincenzo Starace nell'impegno di portare avanti la Rivista di diritto internazionale: voglio dire il prof. Giorgio Gaja. Con lui ricordo quindi in primo luogo i momenti salienti della vita universitaria del comune Maestro: dalla breve sosta iniziale ad Urbino, che lo vide professore incaricato nel 1927, al suo passaggio all'Università di Modena, dove andò come vincitore di concorso a cattedra nel 1932, poi a quella di Padova (dall'anno successivo al 1935), e successivamente alla Facoltà napoletana, in cui succedette al prof Arrigo Cavaglieri. Nel 1951, Morelli fu trasferito all'Università di Roma, dove la cattedra di diritto internazionale era stata gia coperta da Dionisio Anzilotti, del quale lo stesso Morelli era stato discepolo, a più recentemente da Tommaso Perassi.

Ogni tappa di questo percorso fu segnata da pubblicazioni importanti. Nella fase urbinate, vide la luce la monografia su La sentenza internazionale (che è del 1931), la quale inaugurò degnamente la collana degli Studi di diritto pubblico diretti da Donato Donati. Sulla natura giuridica della sentenza e sulla posizione giuridica del giudice, sulla norma strumentale che conferisce efficacia alla sentenza medesima, sui suoi effetti e sulla sua validità, il giovane Morelli prese allora una posizione che avrebbe avuto ragione di ribadire molti anni dopo: anzitutto nella recensione a due scritti critici di Balladore Pallieri (apparsa nella Rivista di diritto internazionale del 1932), a poi nel Suo corso sulla teoria generale del processo internazionale, tenuto all'Accademia di diritto internazionale dell'Aja nel 1937, e ancora nelle Nozioni di diritto internazionale, edizione 1951 e seguenti, infine nel ciclo di lezioni romane sulla soluzione pacifica delle controversie internazionali, del 1970 (apparse nel 1991, a cura della collega Maria Rita Saulle). Non c'e dubbio che l'argomento meriti di essere considerato "fra i più centrali della scienza del diritto internazionale", come lo stesso Morelli affermò nel 1932, ma è il caso di aggiungere che esso rimase costantemente oggetto della sua attenzione - insieme al tema strettamente connesso delle controversie internazionali - come dimostrano i numerosi scritti che vi si connettono, ormai raccolti negli Studi sul processo internazionale (che sono del 1963) a nei Nuovi studi sul processo internazionale (pubblicati net 1972).

Al periodo urbinate risalgono egualmente due scritti di una certa ampiezza: uno del 1929 sul Trattato fra l'Italia e la Santa Sede - che compie una perspicua analisi della posizione internazionale della Santa Sede a seguito delle intese lateranensi - l'altro del 1932, che tocca il problema delle norme dispositive nel diritto internazionale. Rappresenta invece la prolusione al corso di diritto internazionale di Modena l'articolo su " L'adattamento del diritto interno al diritto internazionale in alcune recenti Costituzioni ": articolo che fornisce al suo Autore l'occasione di ribadire, sulla base delle norme costituzionali prese in esame, la dottrina della separazione fra diritto interno e diritto internazionale. Una nuova prolusione - questa volta al corso padovano di diritto internazionale, che viene inaugurato il 20 novembre 1933 - riguarda, a brevissima distanza di tempo, un impegnativo argomento di teoria generale, che sistematicamente appartiene all'ambito del diritto internazionale privato: quello relativo al tema dei " Limiti dell'ordinamento statale e limiti della giurisdizione ". In questo scritto, Morelli assume una posizione, ampiamente argomentata, per confutare la teoria secondo cui i limiti di efficacia dell'ordinamento italiano coinciderebbero con la sfera delle liti componibili dello Stato italiano (ai sensi degli articoli 105 a 106 del vecchio codice di procedura civile). La tesi difesa dal prof. Morelli consisteva invece, fin da quello scritto, nel sostenere l'universalità delle norme del nostro ordinamento nella materia che è oggetto del diritto privato. L'insegnamento presso l'Università di Padova si accompagna pure ad un articolo sulla condizione giuridica degli agenti diplomatici di nazionalità italiana, accreditati presso la Santa Sede, il quale completa, su di un punto particolare, lo scritto già dedicato nel 1929 ai problemi sollevati dal Trattato lateranense.

E' al periodo napoletano della carriera universitaria del prof. Morelli che devono poi ascriversi i contributi più significativi sia al campo del diritto internazionale c.d. pubblico, sia al settore del diritto internazionale privato largamente inteso. Questi contributi procedono in modo parallelo, con grande ricchezza di svolgimenti e di sviluppi. Il 2 dicembre 1935, l'Autore affrontò il tema dell'ordinamento internazionale di fronte alle nuove situazioni di fatto, scelto come oggetto della prolusione al corso da lui impartito nell'Università di Napoli: uno scritto che reca per cosi dire una definitiva conferma di una sua importante scelta metodologica, a favore della necessità di svolgere un'analisi giuridica basandosi su dati essenzialmente formali. In effetti, l'argomento relativo al modo in cui il sistema del diritto internazionale adatta le proprie norme alle situazioni concrete, man mano che esse si modificano, viene trattato soffermandosi sui procedimenti di produzione giuridica come strumenti di ricambio, e quindi anzitutto sull'accordo (che diventa oggetto di controversie politiche) e sui modi di ottenerne la modifica (ivi compreso l'uso della forza). Sono specialmente memorabili le pagine consacrate a quegli accordi con i quali si era tentato di eliminare la guerra come istituto giuridico internazionale, accompagnate dal rilievo che in molti di tali accordi (ivi compreso il Patto della Società delle Nazioni) non si era tenuto conto del necessario rapporto fra divieto della guerra e istituzione di un diverso procedimento, atto a risolvere tutti i conflitti per i quali tale divieto è stabilito. Segue l'esame dei procedimenti intesi a promuovere la conclusione degli accordi, dei procedimenti secondari di produzione giuridica, delle sentenze dispositive; e si arriva cosi a concludere che il progresso dell'ordinamento internazionale dipende dallo sviluppo di quegli espedienti che tendono a superare le difficoltà di funzionamento dell'accordo; facilitandone la formazione ovvero sostituendo all'accordo procedimenti diversi per il ricambio delle norme.

Due anni dopo, Morelli impartisce all'Accademia dell'Aja il suo già citato corso sulla teoria generale del processo internazionale. Ma particolarmente notevole è il fatto che l'intenso impegno manifestato nel prendere posizione su alcuni dei più delicati problemi della vita di relazione fra gli Stati non distoglie il nostro Autore dall'approfondire al tempo stesso le questioni centrali del diritto processuale civile internazionale. Il volume a ciò dedicato (nell'ambito del Trattato di diritto internazionale edito a cura di Prospero Fedozzi a Santi Romano) è infatti del 1938; ed è un'opera che nel 1939 venne ritenuta degna di esser coronata col Premio Chiovenda: una distinzione particolarmente meritata da chi aveva dato prova di seguire da vicino le orme del Maestro del diritto processuale, disponendo per la prima volta in ordine sistematico una materia di confine e anticipando molte soluzioni, delle quali la giurisprudenza avrebbe consacrato la validità.

Gli anni quaranta sono il periodo in cui si consolida e si affina, su tutti i problemi fondamentali, l'insegnamento del prof. Morelli. Appaiono infatti, nel 1941, le Lezioni di diritto internazionale privato alle quali erano destinati a seguire, ed infatti subentrano gli Elementi di diritto internazionale privato, le cui dodici edizioni coprirono gli anni dal 1945 al 1986. Il segreto del successo di questo piccolo libro sta nell'avere felicemente coniugato il massimo della concisione con il massimo della precisione: non si esagera dicendo che la giurisprudenza italiana di diritto internazionale privato ha seguito per quasi cinquant'anni gli indirizzi tracciati dal prof. Morelli. Nel 1943 furono a loro volta pubblicate le Nozioni di diritto internazionale, riapparse successivamente in sette edizioni fino al 1967: un manuale le cui idee fondamentali furono più tardi trasfuse nel Cours général de droit international public, impartito all'Accademia dell'Aja nel 1956.

Nel periodo romano, svoltosi dal 1951 al 1989, si collocano infine, oltre al già menzionato Cours général, anche la seconda edizione (interamente rifatta nel 1954) del Diritto processuale civile internazionale - opera che era stata tradotta in lingua spagnola nel 1953 e pubblicata a Buenos Aires - e le tre citate ricche raccolte di studi: una sul diritto processuale civile internazionale, apparsa nel 1961, e le altre due sul processo internazionale, che recano le date del 1961 e del 1963. Vale la pena di notare che la prima raccolta comprende, nell'arco di quasi cinquecento pagine, ben cinquanta lavori, i quali riguardano, per la più gran parte, i temi dei limiti della giurisdizione e dell'efficacia degli atti processuali stranieri; altri ventidue lavori figurano nella raccolta dedicata al processo internazionale. Tuttavia, questi ultimi scritti non hanno sempre il carattere di contributi scientifici nel senso stretto dell'espressione (non possono, cioè, dal punto di vista della loro origine a dei loro intenti, qualificarsi come scritti " puramente scientifici ") perché includono alcuni lavori che, per conformarsi al linguaggio sempre preciso dell'A., " si ricollegano alla pratica giudiziaria ": una plaidoirie davanti alla Corte internazionale di giustizia (tenuta, nell'interesse del Nicaragua, nel caso della sentenza arbitrale del Re di Spagna), e sette opinioni allegate ad altrettante sentenze della medesima Corte.

Da ultimo, va detto che si farebbe torto alla eccezionale laboriosità del prof. Morelli, se si trascurasse di ricordare l'attività scientifica che Egli svolse negli ultimi sedici anni della sua vita. Fu nel 1973 che Egli ebbe la gioia di presiedere a Roma la 56a sessione - quella del centenario - dell'Institut de droit international: in tale occasione Egli pronunciò un memorabile discorso inaugurale. L'anno seguente affrontò il tema degli aspetti processuali dell'invalidità dei trattati, e dopo una finissima analisi delle norme della Convenzione di Vienna, giunse alla conclusione che tale Convenzione, salvo il caso di un contrasto del trattato col jus cogens, fa affidamento sulla collaborazione tra le parti per accertare preventivamente l'invalidità o la validità di un trattato. Nel 1977 Egli riprese un argomento al quale la Sua attenzione si era molto spesso rivolta, scrivendo (per gli Studi in onore di Liebman) su "Controversia internazionale, questione, processo": stavolta, dimostrando una sottigliezza fuori del comune nel descrivere i rapporti tra controversia e questione, relativamente ai diversi tipi di processo internazionale, Egli spinse la propria capacità classificatoria ad una precisione che si sarebbe tentati di qualificare chirurgica. Il prediletto tema della natura delle controversie ritorna nel breve saggio su "L'elemento della controversia, nell'affare degli ostaggi americani in Iran": qui l'A. dà una nuova prova della sua singolare capacita di operare con la fredda anatomia dei concetti, anche là dove sono in gioco temi di scottante attualità. Fra il 1982 e il 1984 il pensiero del Maestro si sofferma sull'intervento nel processo internazionale, al quale sono dedicate talune " Note ", nella Rivista di diritto internazionale, seguite da un saggio in onore del Giudice Manfred Lachs e da un nuovo articolo sul controllo della Corte internazionale di giustizia circa l'ammissibilità dell'intervento in causa. Va segnalato come le predette note forniscano a Morelli l'occasione di correggere ed aggiornare un punto di vista espresso cinquant'anni prima, dando ancora una dimostrazione dell'estremo scrupolo con il quale Egli sottoponeva a verifica le idee gia manifestate. Del 1987 è il saggio sulla nozione di sentenza internazionale dichiarativa, che figura negli Studi in onore di Roberto Ago, saggio il cui aspetto di novità sta nell'avere considerato il caso di un processo che si limita alla questione circa il vigore e la portata di una norma o di un principio generale. La produzione scientifica del nostro Autore si conclude infine con uno scritto su " La protezione internazionale dei diritti dell'uomo in Capograssi ", che apparve in un volume del 1990; ed è degno di singolare ricordo il fatto che, essendo vicino a separarsi dalla vita terrena, il prof. Morelli abbia rivolto il suo pensiero al grande filosofo ed amico, cui lo aveva legato una quotidiana consuetudine di affetti e di idee.

5 - Su tre altri aspetti dell'attività del Maestro questa relazione deve soffermarsi, se non vuole correre il rischio di apparire gravemente lacunosa, anche perché l'impegno universitario è alla base di almeno due di queste attività. Il loro svolgimento occupò infatti molto posto nell'esistenza del prof. Morelli, specialmente nei suoi anni maturi: voglio parlare anzitutto della sua collaborazione alla Rivista di diritto internazionale, poi della sua partecipazione all'Institut de droit international, ed infine della sua opera come giudice internazionale.

Il primo contributo scientifico che Morelli dette alla Rivista fu inserito nel primo volume della terza serie che si aprì con il 1921, e che segnò una importante novità nella vita della pubblicazione: l'ingresso come condirettori dei professori Cavaglieri e Perassi, i quali si aggiunsero al prof. Anzilotti e al Ministro plenipotenziario Ricci Busatti. Proprio nel volume del 1921 apparvero difatti quelle Considerazioni sulle funzioni amministrative delle rappresentanze all'estero che sono poste all'inizio di ogni bibliografia del Maestro, e che furono seguite nel 1924 e nel 1927 da tre scritti di diritto processuale civile internazionale, oggi ripubblicati negli Studi relativi alla medesima materia, raccolti nel 1961. Ma il 1927 fu anche l'anno di stampa del Repertorio generate della Rivista relativo al periodo 1906-1925, che costituì un riordinamento alfabetico di tutta la materia contenuta nei volumi del primo ventennio della Rivista (e quindi della dottrina, della giurisprudenza e degli atti internazionali): Repertorio compilato "dall'Avv. Gaetano Morelli", evidentemente ancor prima che Egli avesse assunto la qualità di professore incaricato nell'Università di Urbino. E' facile riscontrare, in questa paziente ed umile testimonianza del fortissimo legame che già allora Egli sentiva per la Rivista, una delle prime dimostrazioni della Sua capacità sistematica e della Sua attitudine ad una meticolosa classificazione.

Dal 1927 al 1936, la bibliografia del prof. Morelli si arricchisce di ben ventinove titoli, sette dei quali sono pubblicati sulla Rivista. Nel 1936 viene creato un Comitato di redazione di cui Morelli è chiamato a far parte, insieme ad Ago, Baldoni, Balladore Pallieri, Bosco. Sopravvengono poi gli anni della guerra, e nel 1943 la pubblicazione della Rivista s'interrompe. Il 1953, anno della ripresa, vede Morelli, accanto a Perassi a ad Ago, chiamato a comporre la nuova Direzione, della quale naturalmente sarà membro fino alla Sua scomparsa.

Per rievocare l'opera svolta da Morelli alla guida della Rivista, nulla può valere meglio delle commosse parole dedicateGli dalla Direzione al momento del Suo distacco. Cito un brano di quanto fu scritto in memoria Sua nel primo fascicolo del 1989: " da quando era divenuto direttore responsabile, egli non solo si dedicava attivamente alla ricerca degli articoli e delle note da inserire nelle diverse sezioni di fascicoli, ma si dava carico del compito di leggere tutti gli scritti che venivano mandati per la pubblicazione, di curare personalmente alcune rubriche, di redigere con impareggiabile maestria le massime delle sentenze della Corte internazionale di giustizia che faceva apparire con assoluta tempestività, di effettuare lui stesso la maggior parte delle recensioni delle opere ricevute, di sobbarcarsi anche a lavori apparentemente umili, quali la correzione e la rilettura delle bozze, con una cura che ha non poco contribuito a fare di questa Rivista un modello di esattezza a di proprietà di linguaggio.

Sulla partecipazione del prof. Morelli all'Institut de droit international, basterà che io dica ciò che mi sembra essenziale: il fatto di essere accolto fra i componenti di questo Istituto non solamente era stato da lui stesso apprezzato, come prova dell'alta stima di cui era oggetto da parte della comunità internazionale degli studiosi, ma era stato interpretato come una nuova occasione di contribuire al progresso del diritto internazionale con l'operosità e il rigore che erano inseparabili dalla Sua presenza. Eletto membro associato nel 1950, Egli era divenuto ordinario nel 1959, e successivamente era stato eletto membro onorario nel 1983: una distinzione, è il caso di notare, riservata a pochissimi. Nel 1973, in qualità di Presidente, Egli aveva accolto i Suoi consoci a Roma, rievocando nel discorso inaugurale l'opera dei fondatori dell'Institut, fra i quali Pasquale Stanislao Mancini. Nel discorso commemorativo tenuto alla seduta di Santiago di Compostella, il Segretario generate dell'Institut - che era allora il prof. Valticos - aveva giustamente messo in rilievo i tre motivi per i quali Morelli era stato grandemente ammirato ed amato: la Sua grande scienza, la notevole finezza e l'estrema gentilezza.

Circa il ruolo di Morelli come esperto del processo internazionale, e come giudice internazionale, altri - e in particolare l'Amico prof. Ziccardi - avrà modo di soffermarsi, dopo di me. Io desidero soltanto ricordare che, prima di comparire dinanzi alla Corte internazionale di giustizia, in qualità di difensore del convenuto Nicaragua, nel settembre 1960 - per il caso della sentenza arbitrate del Re di Spagna - Egli era stato giudice ad hoc della medesima Corte nel caso dell'oro monetario della Banca d'Albania (1954). Fu poi eletto giudice dal Consiglio di sicurezza e dall'Assemblea Generate delle Nazioni Unite per il periodo 1961-1970. Desidero inoltre aggiungere che gli anni dedicati all'attività giudiziaria non potrebbero in alcun caso considerarsi come sottratti al lavoro scientifico del nostro Autore, non soltanto perché questo lavoro prosegui, nel periodo di cui si tratta, con pari intensità (e va tenuto egualmente conto, come sempre, dell'impegno nella Rivista di diritto internazionale, nonché della ininterrotta partecipazione all'Institut), ma anche e soprattutto perché due fattori rimasero inalterati a garantire tale intensità: vale a dire la particolare preparazione del prof. Morelli nel campo dei problemi del processo internazionale, e la naturale attitudine del Suo carattere a condividere fino in fondo le scelte di imparzialità e di rigore che caratterizzano il ruolo del giudice.

In definitiva, la scomparsa del prof. Morelli ha irrimediabilmente impoverito la scienza del diritto internazionale, e l'Università italiana. Siamo tanto più indotti a rimpiangerlo, in quarto sappiamo di non poterlo sostituire.