Fondazione Gaetano Morelli
Centro per lo studio del diritto processuale internazionale e del
diritto processuale civile internazionale

 
 

 

Resoconto del Corso seminariale Il processo comunitario, Crotone, 9-13 settembre 2002

Si è tenuto a Crotone, fra il 9 e il 13 settembre 2002, il terzo corso seminariale della Fondazione Gaetano Morelli, avente questa volta ad oggetto il processo comunitario, al quale hanno partecipato più di trenta giovani giuristi provenienti da diverse regioni d'Italia.
Il prof. Giorgio Gaja, ordinario di Diritto internazionale nell'Università di Firenze, ha svolto la lezione introduttiva sugli atti comunitari. Successivamente, il prof. Roberto Mastroianni, straordinario di Diritto delle Comunità europee nell'Università di Napoli, ha esaminato il controllo di legalità sull'operato delle Istituzioni comunitarie, con particolare riguardo all'impugnazione degli atti comunitari secondo l'art. 230 del Trattato CE. Indicate le caratteristiche dell'atto impugnabile, si sono quindi considerate la legittimazione attiva del ricorrente, la tipologia dei vizi deducibili e gli effetti della sentenza di annullamento.
La disciplina generale del processo comunitario, dinanzi alla Corte di giustizia e al Tribunale di primo grado, è stata illustrata dal presidente di sezione della Corte di cassazione, dr. Antonio Saggio, già presidente del Tribunale di primo grado delle Comunità europee. Saggio ha ripercorso le varie fasi processuali dall'introduzione dell'istanza, sino alla ripartizione delle cause fra le diverse sezioni ed alla trattazione del processo, mettendo altresì in evidenza l'evoluzione che la disciplina ha subito specie di recente per effetto del Trattato di Nizza.
Riguardo ai provvedimenti cautelari nel processo comunitario il prof. Francesco Salerno, straordinario di Diritto internazionale nell'Università di Ferrara, ha evidenziato le loro principali caratteristiche quali emerse dalla giurisprudenza e consistenti nella provvisorietà e strumentalità della misura oltre che nel necessario connotato dell'urgenza, illustrando altresì i suoi possibili contenuti ed effetti nel tempo.
In una successiva lezione, il prof. Gaja ha trattato il tema del procedimento pregiudiziale riguardante l'interpretazione delle norme comunitarie, individuando anzitutto le giurisdizioni nazionali abilitate ad adire la Corte e l'oggetto del suo sindacato. Sono state quindi esaminate le condizioni in presenza delle quali il giudice nazionale di ultima istanza è obbligato a rimettere alla Corte di giustizia le questioni interpretative delle quali sia investito (significative al riguardo le conclusioni dell'avv. gen. Tizzano nella causa Kenny Roland Lyckeskog, sent. 4 giugno 2002, causa C-99/00). I rilievi conclusivi sono stati dedicati al problema degli effetti nel tempo delle pronunce interpretative della Corte, anche alla luce della sent. 12 novembre 1981, cause riunite C-212-217/80, Meridionale Industria Salumi.
Sulla stessa tematica il prof. Mastroianni ha affrontato il modo in cui la Corte abbia apprezzato la rilevanza della questione interpretativa posta in via pregiudiziale, ricordando l'esclusione delle questione collegate a controversie fittizie o comunque di portata meramente ipotetica, soprattutto alla luce della prima sentenza Foglia c. Novello (sent. 16 dicembre 1981, causa C-244/80). Facendo invece riferimento al caso Telemarsicabruzzo (sent. 26 gennaio 1993, cause riunite C-320-322/90) il docente ha accennato al controllo esercitato dalla Corte di giustizia in ordine alla sufficiente chiarezza e alla completezza del provvedimento di rinvio emesso del giudice a quo.
Lo stesso prof. Mastroianni ha quindi toccato gli aspetti procedurali dell'interpretazione in via pregiudiziale delle norme comunitarie. Sono stati allora ripercorsi i principali momenti in cui si articola il giudizio, dal ricevimento dell'ordinanza presso la cancelleria della Corte sino alla pronuncia della decisione, passando attraverso lo scambio delle memorie delle parti, la designazione del giudice relatore e dell'avvocato generale, la redazione del rapporto preliminare e la fase orale. Il prof. Mastroianni ha infine illustrato i procedimenti speciali mediante i quali possono essere definite dalla Corte le questioni pregiudiziali che le vengono sottoposte, ossia il procedimento semplificato e il procedimento accelerato.
Il tema dell'impugnazione delle sentenze del Tribunale di primo grado è stato l'oggetto della successiva lezione del prof. Salerno. Dopo aver svolto alcuni rilievi introduttivi sul tema dell'unità della giurisdizione comunitaria (pur nel riparto di attribuzioni fra la Corte e il Tribunale) e sulla "verticalizzazione" impressa dal Trattato di Nizza al sistema giurisdizionale comunitario, il prof. Salerno si è soffermato sull'identificazione delle decisioni impugnabili e dei soggetti legittimati ad impugnarle, affrontando in se-guito le questioni riguardanti il termine per proporre il ricorso, il possibile effetto sospensivo dell'impugnazione, il deposito dell'atto e i limiti oggettivi della devoluzione. Nella successiva analisi dei motivi di impugnazione, è stata esaminata in particolare l'incidenza che rivestono in questo campo i principi del giusto processo (sul punto è stata richiamata, tra le altre, la sent. 17 dicembre 1998, C-185/95 P, Baustahlgewebe).
L'avv. Alfredo Rizzo del foro di Roma ha quindi affrontato il tema delle domande giudiziali volte a far valere la responsabilità extracontrattuale delle Comunità europee. Delineati i rapporti tra l'art. 230 e l'art. 235 del Trattato CE, l'avv. Rizzo si è soffermato in particolare sugli atti suscettibili di dar luogo a tale responsabilità, specie con riferimento alla possibilità di ascrivere a detta categoria anche atti normativi di portata generale.
Sulle domande pregiudiziali concernenti la validità degli atti comuni-tari è intervenuta la prof.ssa Adelina Adinolfi, straordinaria di Diritto delle Comunità europee nell'Università di Firenze. Dopo aver evidenziato i tratti di specificità che caratterizzano la competenza sulla validità degli atti rispetto a quella sull'interpretazione delle norme comunitarie (malgrado l'intreccio frequentemente riscontrabile tra i due profili), ha identificato gli atti comunitari su cui può esercitarsi il sindacato della Corte, affrontando in seguito il problema dei vizi deducibili in relazione ad essi. Il ruolo svolto in questo contesto dal giudice nazionale è stato esaminato con riferimento alla sentenza Foto-Frost (sent. 22 ottobre 1987, causa C-314-85), anche in relazione al difficile coordinamento dei principi ivi enunciati con la scelta dell'art. 68 del Trattato CE di circoscrivere ai giudici di ultima istanza la possibilità di rivolgersi alla Corte nelle materie del titolo IV del Trattato.
La prof.ssa Adinolfi ha affrontato in una successiva lezione il problema della efficacia delle sentenze rese in via pregiudiziale in materia di validità degli atti comunitari. Al riguardo, dopo aver rilevato che non è dato alla Corte dichiarare l'annullamento dell'atto ritenuto invalido, è stato affrontato il delicato problema della efficacia di precedente che può essere riconosciuta alla decisione sulla validità, sia nei confronti delle Istituzioni comunitarie e delle autorità amministrative degli Stati membri sia per quanto riguarda le persone fisiche e giuridiche interessate. Sul tema dell'efficacia nel tempo delle sentenze della Corte in materia di validità, è stata infine sottolineata l'esigenza di contemperare le ragioni dell'applicazione uniforme del diritto comunitario, le ragioni della certezza del diritto e quelle della effettività della tutela giurisdizionale.
I problemi di diritto processuale civile concernenti le domande in via pregiudiziale rivolte alla Corte di giustizia delle Comunità europee sono stati trattati dal prof. Antonio Briguglio, straordinario di Diritto processuale civile nell'Università di Roma "Tor Vergata". La lezione del prof. Briguglio ha riguardato in special modo la rilevazione della questione pregiudiziale e la sospensione del giudizio a quo durante la pendenza del procedimento pregiudiziale, specie con riguardo alla recente ordinanza 21 marzo 2002, n. 85 della Corte costituzionale e alla sentenza 14 settembre 1999, n. 9813 della prima sezione civile della Corte di cassazione.
In una successiva lezione, la prof.ssa Paola Mori, dell'Università Magna Graecia, ha esaminato le linee essenziali del procedimento di infrazione, partendo dal significato da attribuire a quest'ultima nozione e dall'individuazione delle concrete situazioni cui la stessa si riferisce. Su questa premessa, illustrata l'articolazione del procedimento d'infrazione, si è fatto cenno al problema dell'adozione, da parte dello Stato membro del quale sia stata accertata la responsabilità dell'infrazione, dei provvedimenti conseguenti alla sentenza della Corte.
Il prof. Massimo Condinanzi, straordinario di Diritto dell'Unione europea nell'Università di Genova, si è invece soffermato sul procedimento che può essere instaurato davanti alla Corte di giustizia sulla base di una clausola contrattuale attributiva della competenza. Richiamata la natura arbitrale della giurisdizione esercitata in questo caso dalla Corte, sono stati affrontati i problemi riguardanti le regole applicabili alla clausola compromissoria, nonché i suoi requisiti, anche formali, e la sua portata oggettiva (si è considerata in proposito la sent. 18 dicembre 1986, causa C-426/86, Jan Zoubek).
Lo stesso prof. Condinanzi ha sviluppato in seguito il tema del contenzioso relativo ai funzionari della Comunità ai sensi dell'art. 236 del Trattato CE, occupandosi in special modo della definizione del concetto di "agente" impiegato dalla norma in parola, e dell'individuazione dei provvedimenti suscettibili di essere assunti in quest'ambito.
Il prof. Antonio Tizzano, avvocato generale della Corte di giustizia, ha tratto infine le conclusioni del corso, ponendo l'accento sulle modifiche alla disciplina del processo comunitario introdotte dal Trattato di Nizza e segnalando i rischi di un'indebita compressione delle garanzie giurisdizionali effettuata in nome di una talora sopravvalutata esigenza di celerità. La tempestiva definizione dei giudizi davanti alla Corte di giustizia e al Tribunale di primo grado può del resto essere perseguita, è stato osservato, attraverso un uso accorto degli strumenti esistenti, a cominciare dal procedimento semplificato. Con riguardo alle riforme che interessano il tema della giustizia comunitaria, il prof. Tizzano ha accennato alle linee di tendenza che vanno emergendo in seno alla Convenzione europea, e al dibattito si sta sviluppando in quella sede relativamente alla funzione della Corte di giustizia quale organo di garanzia delle posizioni soggettive sancite dalla Carta dei diritti fondamentali.
Particolarmente utili, nell'ambito del corso, sono state le esercitazioni pratiche, che hanno visto il coinvolgimento diretto e la partecipazione attiva dei corsisti, divisi per gruppi. Una prima esercitazione, guidata dal prof. Salerno e dal prof. Mastroianni, ha impegnato i partecipanti nella redazione di un atto di impugnazione. Con una seconda esercitazione, diretta dal prof. Gaja e dalla prof.ssa Adinolfi, è stata invece proposta la redazione di un'ordinanza di rinvio in via pregiudiziale alla Corte di giustizia, mentre la terza ed ultima esercitazione si è svolta nella forma di un processo simulato innanzi alla Corte di giustizia.

(Pietro Franzina)